Fotografi italiani contemporanei: Fausto Podavini

October 10, 2015

 

Fausto Podavini è un fotografo romano specializzato in reportage a sfondo sociale. Nel  2013 ha vinto il World Press Photo nella  sezione "Daily Life" con un lavoro sulla vita quotidiana di un malato di Alzheimer.

La sua carriera è partita dal basso ed ha attraversato tutte le fasi della fotografia : prima un semplice passatempo, poi una passione ed infine una professione. Dopo aver fatto l'assistente e il fotografo di studio, si specializza nel reportage sociale grazie ad un master presso l'accademia di fotografia Jonh Kaverdash di Milano. Da quel momento inizia a concentrarsi sempre più sulla fotografia di reportage, abbandonando progressivamente il lavoro in studio." Raccontare storie, andando a scoprire quelle più nascoste; viverle in prima persona, e provare a restituire un emozione, una documentazione, attraverso il mezzo fotografico", spiega Podavini. 

 

Inizia quindi una carriera da free lance che lo porterà a realizzare reportage in Italia, Perù, Kenia ed Etiopia, sia per progetti personali che in collaborazione con varie Onlus e Ong, raccontando per immagini i vari aspetti del disagio sociale : dai carceri minorili italiani agli ospedali di missione che in Kenya rischiano la chiusura a causa del taglio dei fondi da parte del governo kenyano.

 

 

 

 

 

Ma il lavoro che lo ha portato alla ribalta della scena fotografica internazionale è stato un progetto sull' Alzheimer realizzato in Italia.
"Mirella"  è un lavoro sul quale Podavini ha lavorato per quattro anni, seguendo la vita quotidiana di un malato di Alzheimer.

Durante lo sviluppo di questo progetto, Podavini ha cambiato "angolazione" al racconto fotografico, iniziando a raccontare la malattia in maniera indiretta. Oggetto del suo lavoro non sono solo il malato e la malattia, ma anche il rapporto con i familiari che quotidianamente lo accudiscono, in particolare con  la moglie Mirella. Così Podavini racconta questa esperienza : " Mirella, è un progetto iniziato nel 2006, anche se in realtà inizierà più volte, fino a trovare la sua giusta collocazione: Mirella è un lavoro sull’Alzheimer ma non solo, perché non racconta la sola malattia ma dentro c’è un pò tutto. La speranza e la rassegnazione, la morte e la vita ma soprattutto la dedizione e l’amore di una donna che ha assistito per ben sei anni suo marito, Luigi, affetto da demenza senile. E’ iniziato come un lavoro sulla malattia è diventato molto di più.Il lavoro è durato quasi quattro anni e le difficoltà fotografiche sono state niente rispetto a quelle emotive, cercando di diventare invisibili in un ambiente così ristretto, intimo e così conosciuto.La volontà era quella di raccontare l'Alzheimer in maniera non diretta, focalizzandosi sull’aspetto della malattia all’interno di un ambiente familiare, fatto di oggetti e segni, gesti e quotidianità.E così mi sono ritrovato a fare un lavoro passando per il quotidiano di chi assiste il malato, fatto di oggetti e segni, gesti e attenzioni e dove giorno dopo giorno l'incredulità fa spazio alla speranza ed i ricordi fanno spazio al dolore".

 

 

 

 


 

 

 

 

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