René Burri

Fotografo svizzero di fama mondiale, René Burri nasce a Zurigo nel 1933 da una famiglia benestante. Da sempre interessato alle arti grafiche; pittura, disegno, cinematografia; il padre instilla in lui la curiosità per la fotografia.

Un ragazzo intraprendente, studia cinematografia poi fotografia nella città natale. La scelta di cambiare corso di studi è causata perlopiù dallo scarso numero di possibilità nel mondo del cinema.

Chiusa una breve parentesi da cameraman al soldo della Disney, conosce il futuro amico e collega Werner Bischof.

L’amicizia tra il fotografo e l’aspirante regista si dimostrerà particolarmente fruttuosa per questo ultimo.

Nel ’55 Werner introduce all’Agenzia Magnum un reportage su cui aveva lavorato Burri: scatti che testimoniano la vita dei ragazzi sordo-muti.

Poco più che ventenne, la sensibilità e l’attenzione per il mondo mostrate del giovane fotografo non passano inosservate.

Burri viene accolto volentieri tra i ranghi della più nota Agenzia fotografica esistente, il suo lavoro viene persino pubblicato, con sua grande soddisfazione, dalla rivista Life attiva nel campo dei fotoreportage.

Da questo momento in avanti l’occhio di René è al servizio della Magnum che lo invia in giro per il mondo alla ricerca di nuove storie da raccontare.

Uno dei più celebri reportage è quello svolto nel ’59 (e pubblicato nel ’62) sui tedeschi.

Il servizio è permeato da una certa vitalità che si concilia in maniera curiosa con l’evidente richiamo alla geometria e all’ordine, tipico dell’interpretazione che i tedeschi hanno di loro stessi.

Non mancano scene inusuali, risultato del mondo in cambiamento che coinvolge tanto la Germania quanto il resto del globo.

“I Tedeschi” sembra a tratti riprendere il modus operandi già visto con “The Americans” e con gli Inglesi di Bill Brandt. Rimane un lavoro eccelso che però non si pone l’obiettivo di sciogliere le trame più intricate del tessuto sociale della Germania.

La mano del fotografo è guidata da un interesse più neutrale che cattura i soggetti che destano in lui curiosità e che, quasi incidentalmente, raccoglie anche cocci di realtà con cui dipingere un frammentato eppure intrigante mosaico umano, storico e sociale.

La sua attenzione nei confronti degli artisti è sproporzionata; fu anche ritrattista sebbene più per caso che per volontà.

Burri braccò letteralmente i personaggi che destavano il suo interesse: ci mise quasi 5 anni per avere un po’ di tempo da trascorrere assieme a Pablo Picasso!

E non si limitò solamente al pittore: il rivoluzionario Che Guevara, l’architetto Le Corbusier, lo scultore Alberto Giacometti e molti altri.

Burri volle conoscere uno ad uno i suoi soggetti. Per farlo nessuna distanza pareva eccessiva: Asia, Europa, America Latina e Stati Uniti sono tra le mete girate in lungo ed in largo dal fotografo.

Tipico del suo modo di fare era la ricerca del contatto diretto e personale. Basandosi sul celebre adagio di Robert Capa, Burri cerca di avvicinarsi il più possibile ai suoi soggetti. L’imparzialità e la distanza non fanno parte della suo stile.

Preferisce scattare nei luoghi che maggiormente rappresentano le persone coinvolte e che quindi si trasformano in cornici perfette inscindibili dalla personalità dei suoi soggetti.

L’occhio di Burri riesce a catturare la magia del momento e della personalità umana senza però sacrificare la bellezza formale. Bellezza che si evince facilmente dal lavoro di geometrie, inquadrature e composizione che contraddistinguono i suoi scatti più ordinati

Senza fermarsi Burri riprese a viaggiare e tra la seconda metà degli anni ’60 e gli anni ’70 si recò in Israele, in Egitto, a Beirut, in Vietnam.

Degno di nota è il suo documentario sulla guerra dei 6 giorni, il rapido e sanguinoso conflitto avvenuto nel ’67, tra Egitto ed Israele.

Nel 1982 Burri diviene presidente dell’Agenzia Magnum, 9 anni dopo riceve un’altra onorificenza molto importante: il cavalierato dell’Ordine delle Arti e delle Lettere del governo francese; a prova che oramai la fama e il riconoscimento per il fotografo sono internazionali.

Il suo lavoro più corposo è forse anche quello che generalmente attira meno l’attenzione. Si tratta dei numerosi reportage provenienti da ogni angolo del globo.

Le tematiche variano da un lavoro all’altro; lo stile è leggero spesso giocoso, sono scatti meno intrusivi e più naturali che ben s’allineano con le regole del fotoreportage e della street photography.

La costante è sempre la figura umana ed il suo modo d’essere, che diviene tanto più degno di nota quanto più stravagante e curioso. Anche l’ambiente umano è fondamentale e, per sua estensione, l’architettura.

Il connubio tra umanità e geometria vive nel design degli edifici cittadini; non stupisce dunque il fascino che la città esercita sul fotografo.

Sono famosi i suoi scatti su Brasilia, la capitale del Brasile, una città che, in seguito ad un’attenta pianificazione urbana, stava andando incontro ad un processo di trasformazione massivo ed unico.

René Burri ha avuto una carriera lunga e fruttuosa contraddistinta dal successo e dall’apprezzamento. Lui però è sempre rimasto umile di fronte alla fortuna, senza mai rifiutare un sorriso e qualche parola simpatica per tutti.

Ci ha lasciati nel 2014, nella sua amata Zurigo, proprio dove tutto era cominciato. Il suo retaggio è uno dei più ricchi e variegati di sempre: tantissime fotografie, qualche ripresa e una lezione di vita, che ci insegna che tenacia, coraggio e curiosità sono gli elementi che, oggi come ieri, possono portare lontano ogni uomo.

Curiosità:

  • René era piuttosto spaventato da Che Guevara. Il comandante giurò proprio di fronte a lui che se avesse rivisto Andrew St.George, un collega del fotografo, gli avrebbe tagliato la gola.

  • Burri, in un’intervista, addusse alle mosche della fattoria paterna la sua abilità nel cogliere l’attimo decisivo: da piccolo era solito acchiappare gli insetti a mezz’aria; imparare ad attendere il momento perfetto per colpire era essenziale.

Libri di fotografia consigliati

Brasilia - Copertina rigida – 31 mar 2011

Un reportage sulla ricostruzione di Brasilia nonché uno dei casi più eclatanti di pianificazione urbana ed architettonica. Burri non si fece sfuggire la possibilità di immortalare le geometrie della nuova megalopoli in un racconto bellissimo e singolare.

Rene Burri - Photographs -  Copertina rigida – 11 nov 2016

Come il nome suggerisce, si tratta di un compendio tra le più importanti fotografie scattate dall’artista. Una raccolta in grande formato che coinvolge i 50 anni della sua carriera. Le immagini sono quelle scelte dal fotografo stesso per la gioia dei suoi ammiratori e studenti.

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