Ansel Adams

Ansel Adams è stato uno dei maestri della fotografia del XX secolo,  uno dei padri fondatori della fotografia paessagistica, un innovatore le cui idee ed il cui stile sono ancora attuali. 

L'anima di questo fotografo è il riflesso della sua infanzia. Nato nel 1902 a San Francisco, si ritrova a subire la violenza distruttrice della natura a causa del terribile terremoto che colpisce la città nel 1906. Durante questo avvenimento, il piccolo Ansel cade e si frattura il naso procurandosi una lieve deformità che lo contraddistinguerà per tutta la vita. Troppo piccolo per ricordare ma troppo grande per non risentire delle conseguenze di questo fenomeno, Ansel Adams finirà col cedere costantemente al fascino dell'ambiente che lo circonda.
A 14 anni visita il Yosemite National Park, ricevendo una Kodak Brownie per poter fotografare i paesaggi. Fu questo il suo inizio concreto, la scintilla che fece scoccare tutto, l'alpha della sua carriera fotografica. La passione per i paesaggi, gli ambienti e la natura saranno  un'eterna costante, insieme alla prerogativa di una fotografia in bianco e nero. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

A 17 anni si rivela un cattivo studente, ad Ansel Adams non piace andare a scuola ed è per questo che comincia a prendere lezioni di pianoforte ma finirà con l'abbandonare anche quelle 3 anni dopo. Poco tempo prima era guarito dall'influenza spagnola, una patologia che aveva ucciso milioni di persone in tutto il mondo. Sembra incredibile che così giovane abbia dovuto fare i conti con diversi eventi tragici che ne hanno plasmato il carattere e lo hanno reso deciso come qualsiasi persona che non ha nulla da perdere.
Ed è per questo che si iscrive al Sierra Club, un'organizzazione ambientalista che organizza annuali gite per i propri soci, occasione in cui Ansel Adams scatterà moltissime fotografie che gli permetteranno di migliorare la propria tecnica.

Nel 1926 conosce Albert Bender, amico e finanziatore del suo primo progetto "Parmelian Prints of the High Sierra", che gli permetterà di guadagnare i suoi primi 4000 dollari. Il mood di queste foto è un approccio delicato, quasi pittoresco, in cui Ansel Adams si introduce a piccoli passi in un contesto naturale e mai stravolto.
Non stupisce che due anni dopo, il fotografo sarà ufficializzato nel gruppo del Sierra Club, organizzazione che non lascerà mai, nemmeno nel momento più alto della sua carriera, anche in veste di capo organizzatore durante le numerose gite.

Uno dei momenti più importanti della carriera di Ansel Adams è nel 1932 quando fonda il gruppo f/64. Il nome indica la minima apertura del diaframma, una tecnica complessa ma che permette di allargare la profondità di campo, ridurre lo sfumato dello sfondo e massimizzare i dettagli della foto. È questa una delle regole della fotografia paesaggistica ma lo scopo del gruppo era, bensì, un'altra: cercare di riunire tutti gli esponenti della straight photography come John Paul Edwards, Preston Holder, Alma Lavenson e Consuelo Kanaga.
Nella straight photography è molto importante lasciare intatti la fotografia, senza sottoporla a superflue manipolazioni digitali in gradi di intaccarne la purezza. I fotografi del movimento si contrappongono fortemente a quelli appartenente alla corrente del pittorismo, quest'ultima vita come una banale simulazione della pittura. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Nel corso degli anni, le fotografie scattate da Ansel Adams durante le escursioni del Sierra Club divennero un'importante sponsorizzazione per portare luce su alcune problematiche legate all'ambiente: il turismo di massa, la commercializzazione, l'edilizia aggressiva. L'occhio empatico e sincero di Adams si adagiava sui panorami restituendone fotografie vere e senza filtri. Ansel Adams era un pioniere della wilderness americana, la natura selvaggia che dominava incontrastata ma che è minata dall'azione distruttiva dell'uomo. La missione di questo fotografo non era, quindi, scattare foto al degrado causato dalla (in)civiltà quanto quello di magnificare la bellezza di quella natura così perfetta e struggente. 

Nel 1934 diventa un membro del Consiglio di Amministrazione del Sierra Club, insieme alla moglie. Quest'ultima era Virginia Best, proprietaria della Best's Gallery che convertirà in Ansel Adams Gallery e che ancora oggi è visitabile al Yosemite National Park. In questo periodo Ansel Adams effettuerà diverse visite in Sierra Nevada, cumulate nel libro "Sierra Nevada: The John Muir Trail". Il libro si arricchisce dei consueti paesaggi d'arte del fotografo ma ha avuto un intento ancora più nobile: l'elezione del Sequoia and Kings Canyon a parco nazionale nel 1940. Ciò dimostra la potenza delle immagini di Adams, capace di convogliare tutte le proprie emozioni in uno scatto.

Uno dei motivi per cui Ansel Adams è studiato ancora oggi nelle scuole di fotografia è l'invenzione del sistema zonale. Nata come tecnica per la fotografia in bianco e nero, oggi può essere usata sia dalla fotografia analogica che digitale, monocromatica o non. Il sistema zonale prevede lo studio dell'esposizione per sviluppare tutta la sfera di toni che fanno parte in una scena. L'intento è offrire un'immagine maggiormente fedele alla realtà e facilitare il lavoro dei fotografi durante il settaggio della macchina fotografica, specialmente in condizioni con diverse condizioni luminose.

 

 

 

 

 

 

 

 

 


Ma Ansel Adams non si è solamente occupato di fotografia paesaggistica, basti pensare alla raccolta "Born Free and Equal: Photographs of the Loyal Japanese-Americans at Manzanar Relocation Center, Inyo County, California". Qui, al fotografo venne concesso di visitare il Manzanar War Relocation Center, un luogo in cui vennero internati tutti i nippo-americani durante l'attacco bellico di Pearl Harbour. Ansel Adams ebbe molto a cuore l'argomento, documentando le condizioni di vita apparentemente serene dei nippo-americani. Le foto vennero poi esposte al MoMa di New York suscitando molte polemiche a causa della Seconda Guerra Mondiale in corso e del grosso risentimento che sentivano gli americani nei confronti dei loro connazionali di origine giapponese. Ansel Adams in realtà voleva semplicemente rappresentare l'orgoglio e la lealtà di questo popolo che si è adattato ad un internamento ingiusto senza perdere la propria speranza. Un punto di vista sicuramente ottimista che contrasta fortemente con quello di Dorothea Lange, fotografa che documentò le stesse condizioni qualche anno prima, quando le strutture di internamento erano ancora disagiate.

Nessuno dei due fotografi ha mentito ma si può interpretare la cosa semplicemente come due anime che hanno visto e sentito due situazioni opposte, complice la scarsa organizzazione dei primi tempi a cui aveva assistito Dorothea Lange. 
Nelle foto di Ansel Adams si vedono spesso bambini, donne, attività quotidiane, proprio per sottolineare questa ricerca di una banale ordinarietà, perno centrale di una vita normale.

Gli onori, comunque, non tardano ad arrivare tanto che Ansel Adams riceve 3 borse di studio Guggenheim. Questo premio viene concesso a tutte quelle personalità che si distinguono per il loro valore in campo culturale e artistico. Questa sovvenzione monetaria ha lo scopo di fornire al fotografo la possibilità di concentrarsi sul proprio lavoro, mantenendosi tramite la borsa di studio. 
La più alta onorificenza arriva, però, nel 1980 quando l'allora Presidente degli Stati Uniti lo premiò con la medaglia presidenziale della libertà.
Esistono però consacrazioni meno prestigiose ma che Ansel Adams avrebbe apprezzato particolarmente: nell'anno della sua morte (1984) venne cambiato il nome del Minarest Wilderness dell'Inyo National Park in Ansel Adams, seguito due anni dopo dal Monte Ansel Adams. Non poteva che esserci epilogo migliore per un individuo che ha dedicato tutta la sua vita alla natura e alla sua protezione.
 


Un altro punto importante dell'Adams-pensiero è la convinzione che ogni fotografia è il riflesso del proprio autore. Più egli studierà, scatterà fotografie, leggerà libri, guarderà film e ascolterà musica, più crescerà in quanto essere umano e il risultato farà la differenza. Nessun altro potrà ottenere la stessa fotografia perché avrà un retaggio talmente diverso e una personale gestione dello scatto. In un clima di fotocopie è sostanziale allontanarsi dalla banalità e immettere un po' d'anima nel proprio lavoro, Ansel Adams lo faceva e si percepisce in ogni sua opera.

 


In "Cypress, Pebble Beach, California" ciò che appare è un cipresso le cui forme geometriche si snodano in diversi punti della scena. Adams decide quindi di cercare la prospettiva migliore facendo solamente affidamento al proprio occhio e cercando l'immagine più bella. Non separava ciò che vedevano i suoi occhi da ciò che rifletteva l'obiettivo, segno che cuore e fotografia sono molto più vicini di quanto si possa pensare. In netto contrasto con "Redwoods, Bull Creek Flat, Northern California" in cui i fusti lunghi e affusolati degli alberi creano diverse sezioni ritmiche e un incredibile gioco di profondità.
Ansel Adams riesce sempre a comunicare qualcosa nonostante il tema sia così asettico come quello paesaggistico. Non ci sono lacrime, grida, commozione, ma la natura così come si presenza. Eppure le sue foto parlano e dicono molto allo spettatore, segno che ogni elemento visivo può divenire forza trainante se ben rappresentata.

L'ultima lezione di Adams è nella consapevolezza della fotografia: l'analogico poneva un limite ben preciso rispetto al digitale e, infatti, i fotografi di ultima generazione tendono a scattare moltissimo. L'eccesso non è mai buona cosa e Ansel Adams vedeva la fotografia digitale come un suicidio per la propria creatività. Il suo insegnamento invita quindi al pensiero, all'osservazione prolungata di ogni minima parte della propria scena, nella conseguente visualizzazione dello scatto e, solo in ultimo, nello scatto vero e proprio. Per quanto possa sembrare difficile si può tentare di ottenere lo stesso risultato semplicemente limitandosi nello shooting e concedendosi una decina di scatti. Ciò affinerà la propria consapevolezza e migliorerà ampiamente la propria tecnica fotografica.

Ansel Adams. In the National Parks

Il nome di Ansel Adams saa per sempre legato a quello dei grandi parchi americani. Niente di meglio di questo libro per celebrare questo connubio

Ansel Adams. L'autobiografia

In questa autobiografia Ansel Adams ripercorre oltre 6 decenni di carriera da insegnante, musicista, nautralista e soprattutto fotografo. Un best seller internazionale che racconta la vita di un artista fondamentale del  '900 americano

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